Che buttiamo nei cassonetti gialli della Caritas?
5 Giugno 2013Nasce chefinefanno.it, un sito che la Diocesi di Padova lancia in questi giorni come strumento informativo e interattivo fra chi si serve dei cassonetti targati Caritas – riponendovi indumenti che non usa più – e lo sfaccettato mondo di operatori che vi sta dietro.
Obiettivo di chefinefanno.it è quello di spiegare il percorso delle migliaia di vestiti, scarpe, borse e accessori usati che gettiamo nei circa 150 cassonetti gialli sparsi in città e provincia.
In primo luogo, è utile far luce su un fatto che molti di noi ignorano: gli indumenti che lasciamo in questi cassonetti non vengono regalati ‘’ai poveri’’ ma vengono invece raccolti, trattati e selezionati per essere poi venduti al Consorzio Nazionale Abiti e Accessori Usati (Conau).
“Caritas Padova è partner di un gruppo di cooperative sociali – Città solare, Il Grillo, Cooperativa Ferracina, Montericco e Cooperativa Sociale insieme – che, attraverso accordi con alcuni comuni e con le società Etra, Acegas-Aps, Veritas, PadovaTre gestisce la raccolta degli indumenti nel territorio della Diocesi di Padova, che tocca cinque province venete. Al termine del processo di recupero e smaltimento le cooperative sociali destinano una parte degli utili derivanti dallo smaltimento o vendita (il 7 %) per la realizzazione di alcuni progetti di Caritas Padova” spiega Don Luca Facco, direttore di Caritas Padova.
E se qualcuno volesse assolutamente donare i suoi abiti usati e non immetterli in questo circolo di vendita, seppur virtuosa?
Allora ci sono le parrocchie, spiegano alla Caritas: “Sul sito www.caritaspadova.it, alla sezione ‘Opere e Servizi’, è disponibile l’elenco delle parrocchie che donano direttamente ai bisognosi del territorio”.
Ma anche immettere questa tipologia di rifiuti – tali sono considerati gli indumenti usati – nel ciclo Caritas-cooperative-Conau è un atto ecologico e solidale: gli indumenti sono raccolti capillarmente e raggruppati per poi essere inviati ad impianti autorizzati alla gestione di rifiuti (ai sensi del D.Lgs 152/06) dove il processo di trattamento determina come risultato finale:
la qualifica ad “indumenti ed accessori di abbigliamento utilizzabili direttamente in cicli di consumo” ;
la qualifica a “materie prime seconde per l’industria tessile” ;
altri impieghi industriali.
Il recupero delle materie, oltre a rappresentare un importante fattore economico e strategico per l’approvvigionamento delle materie seconde per i settori produttivi, si presenta come un importante alleato per l’abbattimento dell’impatto ambientale dell’industria.
Complessivamente si stima che il 68% degli indumenti viene destinato al riutilizzo; il 25% è sottoposto al riciclaggio delle materie prime e il 7% smaltito perché non più utilizzabile.
“Questo servizio” spiegano ancora alla Caritas, “dà lavoro a centinaia di persone che vengono impiegate dalle cooperative sociali. Inoltre una parte dei proventi è utilizzata da Caritas Padova per finanziare direttamente il Fondo Straordinario di Solidarietà”.
Sul sito chefinefanno.it si può vedere la rete delle cooperative operanti nel territorio, i collegamenti con i siti delle cooperative sociali deputate allo smaltimento e man mano che il progetto proseguirà saranno rendicontati i progetti sostenuti con gli utili destinati a Caritas Padova.
Info : www.caritaspadova.it; www.chefinefanno.it; www.conau.it
Silvia Pasti