Intervista a Gianluca Paradiso

2 Giugno 2015 By Elena Bottin

La stesura del libro ha richiesto un po’ di tempo, come è maturata la storia nei cinque anni di elaborazione?
Sì, in effetti la stesura di questo libro ha richiesto moltissimo tempo. Se poi teniamo presente che io scrivo a mano, su carta, e poi riporto tutto sul pc, allora il tempo è triplicato…
Cominciai a scriverlo all’età di 14 anni, e all’inizio non era in programma l’idea di far nascere un libro. No, avevo iniziato per sfogare le mie emozioni, per alleviare il dolore per la perdita di un padre… era un brutto periodo. Lo definirei “buio”. Lo ricordo molto chiaramente come se una macchia indelebile fosse rimasta impressa nella mia mente. Proprio per questo ho inserito molti elementi personali. Infatti, credo che il primo capitolo sia quello più “autobiografico”. Si fa la conoscenza di un protagonista orfano di entrambi i genitori, un ragazzino “vittima” dell’isolamento dal resto dei coetanei, dalle persone, dal mondo… proprio come mi sentivo io in quel periodo. Col tempo, ovviamente, la trama ha cominciato a delinearsi meglio e a farsi sempre più limpida nella mia testa. Giorno dopo giorno si sono aggiunti sempre più mattoni su quella torre che stava iniziando a prendere forma, e ho sentito la necessità di raccontare qualcosa che, di certo, è andato maturando con gli anni. Ho sempre creduto in ciò che scrivevo, questo perché non mi limito a raccontare semplicemente una storia, come fanno molti autori… no, sentivo il bisogno, la necessità di raccontare qualcosa di unico. Infatti, nel mio libro cerco di far riflettere il lettore su certi aspetti della vita che normalmente trascuriamo. Mi servo dell’ambientazione fantastica per trattare temi che mi stanno particolarmente a cuore. E molte volte, per descrivere appunto questi paesaggi fantastici, mi sono servito della realtà che mi circondava. Tanto per fare un esempio, molti luoghi sono nati osservando la campagna Santermana dove sono cresciuto. Invece, per alcuni personaggi come Xander e Matthew ho semplicemente preso spunto da persone che conosco… persone che sono molto importanti per me. La realtà che ci circonda ha già molto da raccontare, e basta poco per cominciare a scrivere.

Sei un appassionato di fantasy? Quali sono i tuoi modelli letterari del genere?
Moltissimo! Mi avvicinai al genere fantasy già in tenera età grazie alla famosissima saga di Harry Potter ideata da J.K.Rowling. Le magiche avventure di quel maghetto occhialuto hanno influenzato moltissimo la mia vita. Adoro tantissimo quell’autrice. Sono sempre stato affascinato dal suo stile di narrazione e dalla semplicità con cui trasmette al lettore ciò che vuole raccontare. Ma con gli anni ho collezionato anche altri modelli: Carlos Ruiz Zafón è sinceramente uno dei più importanti. Come anche Licia Troisi che mi ha insegnato a vedere il fantasy sotto un’altra chiave di lettura. Dan Brown gioca molto anche la sua parte. Spazio molto anche fra i classici della letteratura italiana e straniera. In effetti, mi ritrovo sempre a leggere un po’ di tutto ma prediligo sopratutto il fantasy proprio perché è tramite il fantastico che si raccontano i veri aspetti della nostra vita, narrando anche tematiche che ci terrorizza riportare in altri generi.

Il titolo stesso del libro “Oscura luce” può apparire come un ossimoro ma indica anche la natura ambivalente dell’uomo, perennemente diviso tra bene e male. Tu come la pensi, secondo te l’uomo può riscattarsi da un destino di malvagità?
Esatto, hai colpito nel punto giusto! E’ proprio questo il vero significato del titolo. Per “Oscura Luce” s’intende l’ambiguità tra il bene e il male che vive dentro ognuno di noi, sia luce che oscurità. E’ un tema molto delicato. Secondo me è sciocco pensare che ciò che è cattivo, malvagio, non seduca le persone, sopratutto i più giovani, perché anche il male, come il bene, riesce ad influenzarci purtroppo… anche se bisogna sempre tendere verso il bene.
Io penso che l’uomo possa riscattarsi, o almeno mi piace pensare questo. Cerco di vedere sempre il bicchiere mezzo pieno. Viviamo in tempi difficili, dove il male è sempre alle porte e dentro ognuno di noi. E credo che bisogna accettarlo, accettare sia l’amore che l’odio nella nostra vita, e ponderare bene ogni scelta che facciamo sul nostro cammino.

Il libro avrà un seguito? O fa parte di un progetto ancora più ampio?
Questa è soltanto la prima opera di un progetto che racchiude una trilogia. Il seguito è già stato ultimato e spero di vederlo uscire presto nelle librerie. Devo ammettere di essere molto emozionato. La trama di tutti e tre i volumi è sempre stata ben delineata nella mia mente e spero che molti riusciranno ad apprezzarla.

Camilla Bottin