12/02/2012             
Giovanni Umicini.  Un toscano innamorato delle piazze di Padova..

Giovanni Umicini. Un toscano innamorato delle piazze di Padova..


A tu per tu con un grande maestro della fotografia italiana.


Giovanni Umicini nasce a Firenze nel 1931. Inizia a fotografare nel 1946. Abita a Padova dal 1954. Le sue fotografie sono state esposte in prestigiose gallerie in Italia e nel mondo.

 

Quando è nato e dove.

 

Sono nato il 18 luglio 1931 a Firenze. In casa, in piena notte, alle 3.45.

 

Chi erano  i suoi  genitori? Quale messaggio/valore le hanno trasmesso?

 

Come resistere alla povertà. Mio padre faceva il postino, mia madre non lavorava. E bisognava lottare tutti i giorni per poter mangiare tutti. Mia madre mi diceva una cosa: “Ricordati, Giovanni, che te puoi fare quel che ti pare; ma  solo dopo che hai portato il pezzo di carta a casa”. Entrambi i miei genitori avevano fatto la sesta, sapevano leggere e scrivere e non di più. Lo studio era quindi per loro il valore prioritario.

 

E l’ha portato a casa, il pezzo di carta?                      

 

Certo, diploma di ragioniere!

 

In che anno si è definitivamente trasferito a Padova?

 

1952. Mi hanno mandato qui come Ufficiale di prima nomina dell’Aeronautica Militare all’aeroporto Allegri. Sono stato “trattenuto d’autorità” come ufficiale per 7 anni. E intanto fotografavo… poco dopo venni chiamato da un noto commerciante padovano per assumere la direzione di un nuovo laboratorio di sviluppo e stampa che si apriva in città.

 

Lei ha cominciato a fotografare a 15 anni, nel 46, un anno dopo la fine della guerra. Poi, da fotografo, ha vissuto intensamente  gli anni ’50 e ’60 e poi i Settanta. Qual è stato, nei suoi ricordi, il periodo fra questi più stimolante e pregnante per il suo lavoro?

 

Sessanta e Settanta; sono stati gli anni in cui ho fatto le mie fotografie più belle, di strada. Come quando iniziai, a Siena, nel 1946, fotografando sempre la vita di strada: il primo rullo che ho realizzato, con una pellicola di solo 8 pose, contiene forse le mie foto più belle. Purtroppo non le possiedo più, perché sono rimaste a casa della mia prima moglie…

 

Ma poi si è risposato?

 

Si, nel 1974. E stiamo ancora insieme!

 

Lei  ha viaggiato per il mondo.  Com’è Padova vista da fuori?

 

Sono un fotografo tendenzialmente residente…  tutte le mie fotografie all’estero sono state fatte quando andavo in ferie. Ho viaggiato e fotografato negli Stati Uniti a Cuba, Antigua, Portorico, Francia, Inghilterra, e Berlino. Per quanto riguarda Padova:  è una città meravigliosa, se cambiasse la mentalità di chi la abita sarebbe molto meglio. Per il resto la città è bellissima, nebbia compresa; anzi ultimamente di nebbia ce n’è poca e la cosa mi secca un po’…

 

L’anno scorso ha tenuto all’osteria L’Anfora un corso di fotografia aperto a tutti. Come è nata l’idea?

 

Un giorno ero qui all’Anfora e mi viene in mente Limelight, quel locale di New York che la fotografa Helen Gee nel 1953 affittò per farci un ristorante dove potessero farsi sempre mostre fotografiche. In quel  posto  esposero  tutti i più grandi fotografi del mondo: Ansel Adams, Eugene Smith, Berenice Abbott, Walter Rosenblum, Paul Strand, Cartier Bresson, Gary Winogrand e molti altri.  E’ da lì che mi è venuta l’idea, e l’ho proposta all ‘oste, Alberto Grinzato : “Senti, io vorrei fare un corso di fotografia qua dentro, gratuito e aperto a tutti. Te cosa che ne dici?”. E lui: “Era l’ora!”. E’ andata avanti un anno; qua dentro c’erano anche 60/70 persone alla volta; abbiamo dovuto attrezzarci con microfoni e altoparlanti per farci sentire fino in strada, perché a volte c’erano persone fin fuori, sul marciapiede.

 

Quest’anno lo rifarete?

 

Sicuramente, ma vorrei farlo misto: non solo di tecnica fotografica ma anche di cinematografia dilettantistica a passo corto, cioè su pellicole 8-16mm. Il corso è  stato la più grande soddisfazione della mia vita: il bello è che l’80% delle persone che venivano qui erano tutti giovani… la storia dei giovani che pensano solo agli spritz non è niente vera! I giovani sono un potenziale enorme da far crescere e stimolare. La colpa è dei vecchi se i ragazzi pensano solo al cellulare e al volante in pelle dell’auto…

 

Certo è stato un bel dispendio di energia per lei. Tutto gratis poi…

 

Io sono fautore di una ‘faccenduola’: chi sa deve donare ciò che sa, senza chiedere nulla.

 

Come percepisce l’atmosfera culturale a Padova, nel Veneto o in Italia? Siamo fermi o c’è fermento?

 

Siamo fermi. E per rimetterci in moto la ricetta è una sola: “sfrucugliare”  la mente dei giovani, attizzarla. Io ne ho avuto la riprova con questo corso … Prima di partire pensavo: non verrà nessuno. E invece, nonostante io parlassi della Legge di Schwarzschild, del potenziale di ossidoriduzione, di come si costruisce una pellicola, erano tutti che scrivevano, che facevano un sacco di domande, che si compravano i libri di tecniche della fotografia. Se gli sfrucugli la mente, ai giovani, gli viene voglia di ben altro che dell’aperitivo del mercoledì sera in piazza!

 

Artista preferito?

 

Robert Frank e Margaret Bourke-White. Entrambi fotografi, entrambi americani di New York, dove è nata la fotografia.

 

Cosa vuol dire per GU fotografare nel 2011, alla luce delle enormi trasformazioni nel campo tecnologico?

 

Il cambiamento delle lenti e delle tecniche di stampa  ha condizionato la poetica del fotografo?

 

Io fotografo ancora con al pellicola. Lavorando con la pellicola e la carta, anche se le macchine cambiano, la poetica non cambia; semmai migliora la nitidezza, migliora la qualità.

 

Città preferita o da cui si sente attratto?

 

New York. Andare a New York vuol dire annullare del tutto la necessità di girare il mondo per vedere il mondo, perché ce  l’hai tutto lì. E Siena, che è bellissima, e dove ho abitato 5 anni.

 

Se dovesse cambiare Stato dove vorrebbe vivere?

 

Stati Uniti.

 

Il suo posto per una  vacanza è al mare o in montagna?

 

Mare. Al di sopra di uno scalino per me sono sull’Everest.

 

Per lei, qual è la forza che muove il mondo ?

 

La forza che muove il mondo dovrebbe essere l’amore, invece è la cupidigia.

 

Qual è la forza che muove il suo mondo?

 

L’amore. E il bisogno di trasmettere a chi viene dopo, ai giovani.

 

Quali sono i suoi sogni/progetti per il futuro?

 

Beh, progettare, a 80 anni, è difficilissimo. Desidererei fare l’ultima mostra della mia vita… il posto non conta, ma vorrei poter esporre tutte le fotografie che non ho esposto fino ad ora, per limiti di spazio.

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