21/11/2012             

Emilio Bruguglio. Da chirurgo a regista, sognando Hemingway


Intervista con il regista padovano divenuto popolare qualche anno fa con il film ’L’Appello’, ora al suo secondo film con un soggetto più che mai interessante


“My name is Ernest. Hemingway e l’Italia” è il nuovo film del regista padovano Emilio Briguglio reso noto nel mondo del cinema con il pluripremiato film “L’Appello” che tratta l’argomento del bullismo tra i giovani.

Com’è nata la sua passione per il cinema?

Emilio Briguglio si è laureato in farmacia, medicina e chirurgia con una specializzazione in chirurgia generale. Ha lavorato nove anni come chirurgo, poi al pronto soccorso di Jesolo per poi diventare primario molto giovane a Camposampiero. Una formazione culturale quindi molto distante dal cinema, eppure la passione per il palco lo accompagnava fin da piccolo. “La passione per il cinema ce l’ho fin da bimbo quando mia mamma mi ha messo su un palco a sette anni a cantare i Watussi. Lei era un’insegnate al Marconi qui a Padova e ogni anno facevano uno spettacolino verso primavera e da allora mi è rimasto l’amore per il palco, ma fin da giovane sapevo che è molto difficile campare con l’arte in genere e quindi forse non ho avuto abbastanza coraggio.”

Di cosa parla il film su Hemingway nel Veneto?

“È un lungometraggio che narra la vita di Hemingway in Veneto nei suoi due grandi periodi, nel 1918 e nel 1948. La prima parte tratta di quando nel ’18 è venuto in Italia come volontario della Croce Rossa e viene ferito a Fossalta di Piave. Rimasto ferito si è innamorato dell’amore della sua vita, che non era sua moglie, l’infermiera Agnes. La seconda parte del film invece parla di quando nel ’48, tornato in vacanza tra Caorle, Venezia, Cortina, s’innamora della contessina Adriana Ivancich. Hemingway amava tanto il Veneto, infatti vi ha scritto due capolavori, il primo “Addio alle armi” e il secondo “Di là dal fiume fra gli alberi”.

Su cosa si è basata la scelta del casting?

“Io ho fatto un casting a Padova e a Roma dove si sono presentati in moltissimi.” Spiega il regista padovano. “Ho scelto Anita Kravos, di Trieste, per il ruolo di Adriana Ivancich perché le assomiglia davvero molto, nonostante la differenza d’età. Lei poi è un’attrice molto versatile che sa interpretare molti ruoli differenti tra loro.” Tra gli interpreti vi sono anche: Stefano Scandaletti per il barone Farouk, Vasco Mirandola, Carla Stella, Alessandro Bressanello, Marco La Ferla, Sara Lazzaro, Diego Pagotto per ruolo di Fabio ed Eleonora Bolla, che già aveva lavorato con Brizzi e Ozpeteck, nella parte di Agnese. “Alcuni attori sono stati scelti dal casting altri sono stati presi prima per ruoli principali”. Per quanto riguarda la parte tecnica, la fotografia è a cura di Lorenzo Pezzano, il montaggio di Francesco Marotta e la scenografia di Antonio Panzuto.

A che punto è ora la produzione?

“Adesso siamo in fase di montaggio” spiega Briguglio, avendo terminato le riprese intorno al 27 Settebre. Una fase molto “curata e difficile” spiega il regista che svela anche una particolarità del suo film. “Non è il solito Hemingway che si vede sullo schermo. è qualcosa di particolare in cui per esempio Hemingway non si vede mai, ma compare solo di spalle. Sarà una novità”.

Quali sono le aspettative per questo film?

“Io sono molto molto ottimista per questo film. È un argomento che interessa molto e penso ci sarà una buona risposta dal pubblico” afferma con decisione il regista sottolineando che in un periodo in cui il cinema italiano soffre di una carenza di idee e di innovazione, sarebbe bello dare più spazio e fiducia ai registi emergenti e al cinema alternativo. “Bisognerebbero rivedere i finanziamenti e dare effettivamente soldi e appoggio alle idee buone. Guardiamo più alla qualità delle idee piuttosto che ai grandi nomi”.

E dopo Hemingway…

Emilio Briguglio ha in cantiere un altro film ambientato ai tempi della seconda guerra mondiale intorno al 1943 per il quale sceneggiatura e finanziamenti sono già pronti. Come sogno nel cassetto invece c’è il film della vita. “Ho il sogno di fare un bel film. Mi piacerebbe nel futuro allacciare la mia esperienza di medico con il cinema e fare molti film di bioetica e cinema: terminalità, clonazione, procreazione assistita…tutti argomenti che vorrei trattare con un certo tipo di ironia, non solo in maniera drammatica, ma anche con un po’ di commedia dentro”.

Irene Cafagna





1 Commento

  1. Minuta Gabura 2 ottobre 2014 at 18:44

    Mi piace veramente il modo da come vede la regista le cose .. complimenti !!

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