24/01/2012             
Debora Petrina. Una scintilla musicale…da Padova nel mondo

Debora Petrina. Una scintilla musicale…da Padova nel mondo


Forse più popolare all’estero che in Italia Debora Petrina ha vinto il Premio Ciampi nel 2007 e il Premio Siae nel 2010. Segnalata anche da quel vero e proprio indicatore di talenti che è la web-radio di David Byrne


Quando e dove è nata Debora Petrina.

 

Sono nata nel secolo scorso, in un’epoca in cui i trilli che si sentivano erano quelli degli uccellini che svolazzavano da un albero all’altro, e non quelli dei telefonini. Un’epoca in cui i campi tutt’attorno erano davvero fatti di erba e granoturco, e non di onde elettromagnetiche. La mia casa era in mezzo a una campagna vasta, in cui era bello perdersi e scoprire terre inesplorate. I primi suoni che ricordo sono le canzoni di mia mamma; le inventava in continuazione.

 

Chi erano/ che cosa rappresentano i suoi  genitori? Quale messaggio/valore le  hanno trasmesso?

 

Mia mamma è costante fonte di ispirazione. Allora, quando mi mostrava i colori del cielo e delle foglie, e ora, nella sua costante e arguta osservazione dell’umanità circostante. Mio padre mi ha insegnato, da bravo professore qual era, il valore delle parole, e dell’onestà nel lavoro.

 

A quanti anni ha cominciato a studiare pianoforte?

 

Ho iniziato tardi, già alla fine della 5a elementare. Più per emulazione che per passione: una compagna di classe andava a lezione di pianoforte e io l’ho seguita.

 

Ma la musica era già tutt’attorno, sotto forma di dischi dei miei fratelli (più grandi), ballati ancora più che ascoltati: Led Zeppelin, The Who, King Crimson, The Cream, Simon & Garfunkel…

 

Nella sua musica emergono reminiscenze classiche, jazz, cabaret, sperimentazione e avanguardia e anche  pop, rock, drum&bass e blues … Se dovessi descrivere il  suo genere per far capire la tua musica  a chi non ha la possibilità di ascoltarla, cosa direbbe?

 

Userei le parole di qualcuno più dotto di me…Direi che si tratta di avant-music, ovvero di musica che contiene elementi nuovi e che fonde diversi stili, uscendo da sentieri già tracciati o da generi codificati.

 

Perché in questo momento l’Italia sembra culturalmente morta, priva di nuove voci  e di scintille? Veramente i giovani ascoltano solo Giorgia?

 

I giovani sono curiosi di cose nuove e diverse, e infatti noto che il pubblico del Centro d’Arte, a parte gli affezionati più maturi, si riempie sempre più di nuove leve. Il problema è ciò che viene dall’alto, ovvero i canali di informazione che si muovono nella logica del mercato e non dello stimolo culturale e creativo. Se la tv e i cartelloni pubblicitari parlano solo del concerto di Giorgia, chiaro che l’attenzione verrà catalizzata lì. Un Paese che investe solo in una cultura massificata e museale (e per museale non intendo la Cappella degli Scrovegni, ma i nomi che saturano da anni le programmazioni dei teatri e dei festival), è un Paese che non potrà crescere e rinnovarsi, non solo sotto il profilo culturale, ma anche sotto quello sociale ed economico.

 

Cosa si può fare  per accendere di nuovo i 20enni?

 

Uno dei premi che ho ricevuto (il Premio Rivelazione Indie-Pop al Mei 2009) mi è stato dato da una giuria di under 25. I 20enni sono pieni di curiosità e di risorse, ma devono trovare una città che li stimoli e li aiuti a scegliere di andare ad un concerto di musica nuova, piuttosto che al bar a stordirsi di spritz.

 

Ha viaggiato molto, ha studiato/suonato a New York, a Budapest e a Cuba e sembra che Debora Petrina sia più popolare all’estero che in Italia, è così?

 

Ho solo fatto esperienze musicali (concerti soprattutto) in luoghi diversi dal nostro, in cui nessuno mi conosceva. Sia che suonassi davanti a vecchiette colte e curiose, o a gente comune di ogni cultura, la reazione che mi ha sempre sorpreso era quella di grande attenzione, apertura, voglia di conoscere qualcosa di nuovo. Al di là della notorietà.

 

Artista preferito, che l’ ha ispirata e/o che ora la ispira di più?

 

Kate Bush. La freschezza del suo linguaggio contaminato e assolutamente originale è riuscita a contagiare le generazioni successive, senza farsi condizionare dagli stili predominanti, anzi, inventandone lei stessa di nuovi!

 

Città preferita o da cui si sente attratta

 

Berlino. E’ la città che più mi comunica la sensazione di mutamento, di infiniti mondi possibili.

 

Se dovesse cambiare Stato dove vorrebbevivere?

 

Vorrei vivere in un paese democratico e civile, prima di tutto, in cui i miei diritti (al lavoro, all’educazione, all’espressione) fossero rispettati.

 

Il suo posto per un giorno di vacanza è al mare o in montagna?

 

Montagna. Mi piace l’idea di scoprire sempre nuovi paesaggi, con i miei stessi piedi.

 

Per lei, qual è la forza che muove il mondo ?

 

Il bisogno di superare la propria mortalità, e il bisogno di essere amati.

 

Purtroppo nella maggior parte dei casi entrambi vengono declinati nella loro forma più degenerata, ovvero il delirio di potenza.

 

Qual è la forza che muove il suo mondo?

 

Uso la frase di un poeta scomparso da poco, Andrea Zanzotto: ‘(essere poeta) è come restaurare il vuoto che c’è nel mondo’. Alla base c’è una grande ferita, solitaria, che diviene un grande orecchio, che diviene forza espressiva e comunicante. Faccio musica per non morire, perché sono le idee, i sogni, le emozioni che mi tengono viva e in comunicazione col mondo, ed è la musica il linguaggio che me le fa esprimere meglio.

 

Quali sono i suoi progetti/sogni per il futuro?

 

Ho appena finito di registrare un nuovo album. Molti colori, molti strumenti, e molto più lavoro. Ho composto e arrangiato per organici più ampi e osato incroci sonori (e umani) diversi. Sono orgogliosa di aver dato vita ad incontri impossibili, come quello fra una mamma casalinga che vive in campagna, e una stella del pop-rock internazionale…

 

Lei  viaggia molto, com’è Padova vista da fuori?

 

Ci vive per scelta, o perché è comunque “casa sua” e… restando qui magari le sembra  di perdere delle opportunità?

 

Vivo a Padova perché i concerti non mi permettono di mantenermi, devo anche insegnare. Sicuramente perdo delle opportunità, perché i contatti con le persone lontane sono più difficili, anche se c’è la mail e skype (e infatti è in corso d’opera un progetto-sfida, una collaborazione musicale a quindicimila chilometri di distanza).

 

Ma trovo anche un po’ di quegli infiniti mondi possibili di prima in ognuno dei miei allievi compositori, dal bambino di 5 anni all’uomo di 70. E anche di questo è fatta Padova.

 

 http://www.facebook.com/deborapetrina





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