Antonia Arslan. ’’E’ la curiosità che mi fa vivere la meravigliosa avventura della vita’’
16 Dicembre 2011
Dopo un passato da docente universitaria e da saggista, Antonia Arslan è diventata una scrittrice conosciuta in tutto il mondo grazie alla Masseria delle Allodole e al suo seguito La strada di Smirne, due libri che raccontano attraverso la tecnica del romanzo la cruda verità dello sterminio del popolo armeno. Si aggiungono a questi Ishtar 2, sull’esperienza del coma e del risveglio vissuta pochi anni fa dalla scrittrice padovana, Il cortile dei girasoli parlanti e l’ultimo libro, Il libro di Mush. < ?xml:namespace prefix = o ns = "urn:schemas-microsoft-com:office:office" />
Antonia Arslan ha avuto il merito di far conoscere in Italia e forse anche nel mondo la verità sul milione e 200 mila armeni sterminati nel 1915. Una verità però che la Turchia, nel 2011, ancora non vuole riconoscere. Che rapporto ha AA come persona, e soprattutto come scrittrice, con la Turchia? E la Masseria delle Allodole, che è stato pubblicata in tantissimi paesi del mondo, è arrivata in Turchia?
Sono stata in Turchia prima della pubblicazione della Masseria delle Allodole. La zona di origine, dove abitava il maggior numero di armeni, è la Turchia orientale, che una volta si chiamava proprio Armenia. Ora in quella zona di armeni non c’è più traccia, la pulizia etnica è perfettamente riuscita … ci sono solo alcuni armeni nascosti che sono i discendenti di coloro che si sono convertiti a forza all’Islamismo e che le autorità turche ancora discriminano.
Armeni che hanno preferito rimanere lì piuttosto che trasferirsi nell’adiacente e attuale Repubblica di Armenia (un tempo parte dell’Unione Sovietica ma dal 1991 a tutti gli effetti stato indipendente) ?
Certo, perché loro ormai erano stati convertiti! Sta uscendo alla luce adesso la questione di questi armeni nascosti, 2-300 mila persone che ora cominciano a rivendicare le proprie origini, cosa che fino a 20 anni fa non si sarebbero mai sognati di fare! Il mio libro è stato acquistato da una casa editrice turca che però non ha mai potuto metterlo in commercio, perché è stato bloccato, non è stato distribuito. Eppure io ho molti buoni rapporti con la società civile turca, con molte buone persone coraggiose che scrivono libri anche sugli armeni come per esempio Fethiye Çetin, l’autrice di Heranush mia nonna, oppure come Elif Shafak, autrice della Bastarda di Istanbul o lo storico Taner Akcan. La società civile sta facendo i conti col passato mentre la posizione ufficiale dello Stato è ancora di negazionismo totale.
E’ molto strano, considerando che ogni tanto torna fuori l’ipotesi di annettere la Turchia all’Europa …
Il Parlamento Europeo per ben 3 volte ha solennemente dichiarato che la Turchia non poteva entrare se non faceva i conti col proprio passato come ha fatto la Germania. Negandolo, i governanti di adesso diventano complici dello sterminio del passato.
Perché quest’ostinazione a negare?
Per orgoglio nazionale; e per paura di dover pagare le riparazioni, anche.
In questo periodo Antonia Arslan pubblica un nuovo libro…
Si, un nuovo libro per la collana di Skira composta di racconti che girano intorno a un’opera d’arte. Il mio, racconta la storia vera di due donne che con una rocambolesca fuga riescono a mettere in salvo nel 1915 Il Libro di Mush – un manoscritto medioevale del 1202 con magnifiche miniature – portandolo nell’Armenia attuale. Ora è conservato nella famosa biblioteca dei manoscritti, il Matenadaran. Anche in Italia, a Venezia, è custodito parte di ciò che è rimasto dell’antica e preziosa cultura armena: all’Isola di S. Lazzaro c’è la terza e più grande raccolta di scritti medioevali armeni, partendo da un vangelo del IX secolo, il vangelo della regina Mlke. Incredibile pensare che in quest’isola, donata ai monaci armeni dal doge veneziano nel 1717, c’era una grandissima stamperia che per tutto l’800 e il ‘900 stampava libri in almeno 75 lingue diverse!
Chi erano i suoi genitori? Quale messaggio/valore le hanno trasmesso?
Per mio padre lo studio e il lavoro, che si fosse maschi o femmine, veniva prima di tutto. In questo era molto armeno, come nella considerazione della donna intellettualmente pari all’uomo: nel 1915 le donne, in Armenia, andavano a scuola come i maschi ed erano già tutte alfabetizzate, è incredibile. Chirurgo, mio padre avrebbe voluto che anch’io facessi medicina … ma ho scelto lettere. Mia madre era una donna molto attiva e nel 1960 si era inventata l’insegnamento delle lingue straniere nelle scuole di Padova. Ha scritto un libro-guida per l’insegnamento dell’inglese alle elementari che ha venduto un milione di copie. Ed era anche una con una gran faccia tosta … ricordo che una volta, durante la guerra, siamo sfuggiti a un posto di blocco tedesco grazie alla sua intraprendenza: disse che era incinta, e si era infilata mezzo maialino sotto il cappotto! Me lo ricordo benissimo e lo racconto ne Il cortile dei girasoli parlanti.
Artista preferito?
Tantissimi. Potrei citare gli scrittori russi, soprattutto di racconti, da Gogol a Tolstoi a Cechov e anche Maupassant. E poi, fra gli italiani, Dante e Boccaccio, Lampedusa e Buzzati. Fra i poeti, Rimbaud e tutti i poeti francesi dell’800 e poi il grande poeta Paul Celan che ha scritto la più bella poesia esistente sulla tragedia della Shoah, che si chiama Todesfuge (Fuga di Morte). Aggiungo i palicari greci dell’inizio dell’800. Fra i pittori, Giorgione. Da bambina la sua Tempesta mi ha impressionata enormemente e tutt’ora mi dà l’idea di una pace misteriosa.
Lei viaggia molto, com’è Padova vista da fuori?
Adorabile. Padova ha il sistema delle piazze che è eccezionale, unico al mondo (l’ho detto anche alla Fiera del libro di Mosca nello scorso settembre): 4 piazze incasellate una nell’altra – e si potrebbe anche annettere piazza Cavour del Pedrocchi – dove hai in mezzo il Salone, una struttura che è un suk medioevale, dove c’è dentro di tutto, con i negozianti che escono dagli sporti proprio come facevano nel ‘300, lo si vede riportato nelle miniature medioevali: è un sistema fantastico, che funziona alla grande da centinaia di anni!
Insomma Padova le piace molto …
Certamente, peccato che sia stata pesantemente massacrata dalla speculazione edilizia degli anni ’50, a cominciare dallo scempio della tombinatura delle riviere. All’epoca io, insieme ad altri giovani fra i 20 e i 25 anni, mi sono opposta con tutte le forze: prima dell’avvento del Fai e di Legambiente, fondammo la sezione padovana di Italia Nostra e lottammo tentando di difendere gli alberi che il sindaco spazzava via per “non sporcare” le strade cittadine, tentando di preservare Largo Europa dove c’era il fiume e dove demolirono tutto, come un antico deposito di anfore romane, distrutte dalle ruspe per far posto alla cementificazione. Ora per fortuna c’è una nuova mentalità e le bellezze di Padova vengono man mano tutte recuperate e io ne sono davvero contenta.
Città preferita o da cui si sente attratta?
New York. Non sarò originale, ma è così.
Se dovesse cambiare Stato dove vorrebbe vivere? In Armenia ci vivrebbe?
No. L’Armenia attuale mi piace molto, ma non mi riconosco, non è l’Armenia dei 7 milioni di armeni in diaspora. La Repubblica di Armenia sorge dall’ Armenia Orientale, quella che è sempre stata sotto la Russia; uno Stato che per storia, tradizioni e cultura è molto lontano dall’Armenia Occidentale, quella che ha prosperato per secoli sotto l’Impero Ottomano, all’ombra del monte Ararat, e che in un solo anno è stata spazzata via dalla furia dei Giovani Turchi del 1915. Se dovessi cambiare Stato, forse potrei andare negli Stati Uniti, nella cittadina di Glendale, vicino a Los Angeles, dove sono tutti discendenti degli armeni occidentali scappati. Ora Glendale è una bellissima cittadina dal clima dolce, una specie di piccola Armenia del sogno …
Il suo posto per una vacanza è al mare o in montagna?
Tutt’e due. Adoro la mezza montagna bellunese, lì avevo i nonni materni; e poi ho la passione per la Grecia da quando avevo 16 anni. Per me il mare vuol dir Grecia: il Peloponneso, le Sporadi, le Cicladi, Creta.
Per lei, qual è la forza che muove il mondo ?
La vita che è l’amore, tutti i tipi di amore.
Qual è la forza che muove il suo mondo?
La curiosità inesausta e la coscienza che ho sempre da imparare. Ringrazio Dio di questa curiosità che ho, perché è “lei” che mi tiene sempre “accesa”: anche quando sono uscita dal coma, appena mi hanno tolto il tubo dalla gola, io ero curiosissima delle infermiere e chiacchieravo incessantemente con loro.
Quali sono i suoi progetti per il futuro?
Il mio progetto più grande è quello di completare la trilogia armena: dopo la Masseria delle Allodole e La strada di Smirne ci sarà l’ultimo libro, che chiude la storia del rapporto fra la bambina che ascolta, io stessa, e il nonno, mio nonno, che narra. Sono i miei ricordi di infanzia. Una parte di questo terzo libro è già stata pubblicata come un Corto del Corriere della Sera.. mi sono accorta solo scrivendolo che era l’inizio dell’ultimo libro della trilogia!
Ha un titolo?
Si, Le luci del ’45. Si svolge appunto nel ’44-45. C’è stata una cosa che ha illuminato quel momento.. quando in città si sono riaccese le luci. Ho assistito al momento in cui le luci non erano più le luci delle bombe ma erano le luci della città che si riaccendeva dopo l’oscuramento coatto, adottato in tutte le case per non essere individuate dai bombardieri. Erano le luci della vita che tornava …