Andrea Segre. A tu per tu con il docu-regista padovano
16 Dicembre 2011
Prima di Io sono Lì, il regista padovano aveva realizzato altri filmati di grande rilevanza sociale e dal forte impatto emotivo: < ?xml:namespace prefix = o ns = "urn:schemas-microsoft-com:office:office" />
A sud di Lampedusa, girato nel 2006 nel deserto del Sahara, è un docu-film sulle difficoltà dei viaggi nel deserto, e racconta le testimonianze dei migranti stagionali arrestati in Libia e abbandonati alla frontiera nigerina, catturati e detenuti in condizioni degradanti per poi essere deportati.
Nel 2008 è la volta di Come un Uomo sulla Terra, una testimonianza sugli africani del Corno d’Africa i quali, dopo l’accordo fra Gheddafi e il governo Berlusconi, in viaggio dal Sub Sahara verso l’Europa, sono stati bloccati e imprigionati direttamente in Libia.
Del 2010, infine, è Il Sangue Verde, documentario che racconta la vita di centinaia di africani, prima immigrati, poi, una volta sbarcati in Italia, ridotti a braccianti-schiavi dell’Ndrangheta a Rosarno, Sicilia.
Il migrante e l’emigrazione sono il tema dei suoi film. In tutti, sembra che quello che interessa sia “far conoscere la vera intimità delle singole persone, al di là della superficie di condizione pubblica in cui sono oggetto di emergenza e di problemi”.
Ho avuto la fortuna di conoscere molte persone che rientrano nella categoria sociale “immigrato”; tutti siamo incasellati in una categoria ideologica: studente, operaio, imprenditore. La categoria immigrato ha però un peso più forte delle altre e tende a eliminare tutte le caratteristiche di vita della persona… Quando però conosci la persona, la categoria si smonta: con il cinema io posso far conoscere gli individui che stanno oltre le categorie.
I personaggi dei suoi film sono sempre reattivi rispetto a ciò che raccontano e non indugiano nell’autocommiserazione. Come scegle i suoi attori ? (Tutti non-professionisti)
I miei attori sono persone “attive”: persone che danno una loro riflessione sulle esperienze e non raccontano come vittime quello che gli è successo; i protagonisti dei miei documentari hanno subito violenze gravi da parte di polizie, di mafie, trafficanti, però le raccontano come esperienze molto dolorose su cui riflettono e su cui chiedono a noi di riflettere… sono persone che vengono con il loro “io pensante” a confrontarsi con te.
Ora che Gheddafi è morto, gli emigranti hanno ripreso a circolare liberamente?
Questo è proprio l’argomento del mio prossimo documentario. Durante la guerra, in Libia le prigioni dove erano rinchiusi gli emigranti sono state riaperte dai ribelli e i profughi sono scappati in Egitto, in Tunisia, in Niger e in Italia. Il problema è vedere cosa succederà quando arriva il nuovo governo libico: Frattini aveva annunciato l’ intenzione di fare degli accordi con il nuovo governo per ricominciare quell’attività terribile che è la pratica dei respingimenti, cioè fermare in mezzo al mare qualcuno e rimandarlo indietro: questa è una pratica assolutamente illegale rispetto alle convenzioni internazionali e per la quale l’Italia è sotto processo alla Corte dei Diritti Umani di Strasburgo.
Il suo prossimo documentario racconterà questo?
Si, si interroga su cosa è successo prima e dopo la guerra in Libia e racconterà i respingimenti: mostrerà quello che nessuno fin’ora ha mai potuto raccontare perché sotto Gheddafi c’era un regime di totale mancanza di libertà di informazione (l’Italia pure qualche problema di libertà di informazione ce l’ha): ora le persone sono scappate e le loro storie si possono raccontare.
Userà sempre le tecnica del documentario o sarà un film?
Questo sarà un documentario. Io ho assoluta convinzione di continuare le due strade – cinema e documentario – e di intrecciarle e confonderle il più possibile, mi piacciono entrambi i linguaggi e credo che abbiano molti punti di contaminazione e contatto possibili.
Quando uscirà? Nella primavera del 2012.
C’è un modo per te per risolvere il problema delle massicce emigrazioni dal Sud al Nord del mondo?
Invertire la definizione. Il problema è che noi ci siamo fatti convincere che il problema originario siano i flussi di migrazione.. mentre il problema è che una parte del mondo ha deciso che un’altra non ha diritto di viaggiare. In realtà i profughi di guerra sono solo il 15% dei migranti, gli altri sono solo persone curiose che vogliono semplicemente viaggiare, conoscere nuovi paesi e migliorarsi con nuove condizioni di vita, esattamente i motivi che spingono noi a muoverci.
Ma come è possibile che solo per curiosità paghino migliaia di euro ai trafficanti e rischino la vita in mare?
Invece è così. Io ho incontrato decine di ragazzi che solo per viaggiare attraversavano il deserto a piedi o dentro dei camion che vanno a 5 all’ora. E’ semplice; anche qui, se a un giovane padovano che pensa che la Svizzera sia un paese meraviglioso impedissero di andare al di là delle Alpi, e al di là delle Alpi ci sia un suo amico che gli dice che ha trovato un bellissimo lavoro, che ha 3 televisioni, e una donna fantastica, lui farà di tutto per andare al di là delle Alpi, anche a piedi, e il suo sogno più grande sarà quello di valicare quella barriera, anche se rischia la vita.
Effettivamente si, proprio perché gli è impedito andarci, la Svizzera diventerebbe il mito di quel padovano…
Se un lavoratore africano vuole andare a raccogliere arance a Rosarno, per partire dal Burkina Faso, per esempio, dovrà spendere 10-12 mila euro. Questo costo serve soprattutto per corrompere le polizie degli Stati che attraverserà, per corrompere il sistema che blocca il suo viaggio (gli emigranti che se lo possono permettere, fra l’altro, sono di estrazione sociale media-alta, perché parlano le lingue e sono in grado di ottenere questi soldi). Se la stessa persona potesse partire legalmente da Ouagadougou (capitale del Burkina Faso) spenderebbe 800 euro d’aereo. Una differenza di 11mila euro… soldi che lui avrebbe a disposizione per poter ridurre il suo costo sociale sulla nostra economia.
Un’economia, quella italiana, che fra l’altro è sempre in costante ricerca di manodopera
Certo: nel 2008 i rappresentanti del mondo economico italiano hanno comunicato che nel nostro paese si cercava forza lavoro per un numero di almeno 160 mila persone. Ebbene il 2008 è stato anche l’anno della grande invasione degli africani a Lampedusa. Sai quanti erano?
Quanti?
38 mila.
Quando è nato e dove?
Sono nato il 6 settembre del 1976 a Dolo, il giorno dopo il grande terremoto del Friuli. Mentre mia madre aveva le doglie la stanza tremava…
Che messaggio le hanno passato i suoi genitori?
Sono due persone che mi hanno fatto capire quanto è importante nella vita saper conciliare libertà e responsabilità.
Ha viaggiato molto. Com’è Padova vista da fuori?
Si sta svuotando. Quando ci vengo trovo sempre meno persone; dopo le 7 non c’è più nessuno. Trovo che si dovrebbe fare qualcosa per riportare la gente fuori casa.
Città preferita o da cui si sente attratto
Stare a Roma è complicato e caotico ma mi piace. Potrei anche abitare a Padova visto che le mie società di riferimento sono la casa di produzione padovana Jole Film, e la Zalab, che ho fondato con altri amici e che ha sede a Padova e a Roma. A Roma ci abito per scelta di vita, mia figlia sta crescendo qui. E poi mi sento attratto da tante città.. per esempio Venezia, Berlino e tutte quelle che non conosco.
Il suo posto per una di vacanza è al mare o in montagna?
Montagna.
Artista preferito? Aki Kaurismaki.
Per lei, qual è la forza che muove il mondo?
Quello che dovrebbe muovere il mondo è la curiosità.. quello invece che lo muove sono i soldi.
Qual è la forza che muove il suo mondo? Voler conoscere altro.
Quali sono i suoi progetti/sogni per il futuro?
Far crescere ciò che sto facendo, contribuire a una crescita culturale e di giustizia sociale del nostra paese e… che mia figlia stia bene. Sono le priorità.