La tragedia del Vajont sotto la lente della storia
8 Ottobre 20231.910 persone – 1.450 di Longarone, 109 di Codissago e Castellavazzo, 158 di Erto e Casso e 200 originarie di altri comuni – rimasero uccise sulle montagne del Bellunese alle 22.39 di mercoledì 9 ottobre 1963. Furono travolte dall’onda di acqua e fango sollevata da una gigantesca frana precipitata nel bacino ai piedi del monte Toc. 487 avevano meno di 15 anni.
Il Vajont è stato uno dei disastri più tragici della storia italiana recente. Nel 2008 l’Unesco lo ha incluso tra i cinque più gravi disastri ambientali di natura antropica, definendolo “un classico esempio di quello che succede quando gli ingegneri e i geologi si rivelano incapaci di cogliere la natura del problema che stanno cercando di affrontare”. In effetti, la diga del Vajont è ancora lì, solo scalfita dalla frana, a dimostrazione che non basta un’opera di alta ingegneria per evitare il disastro: a crollare, infatti non fu la diga ma la montagna, come d’altronde in tanti temevano.
Alle spalle di ogni conflitto ambientale esiste sempre un intreccio complesso di rapporti tra scienza, politica ed economia. A sessant’anni da allora come ci appare oggi l’Antropocene? Quali memorie sopravvivono e quali restano sommerse nella narrativa nazionale? Il Vajont diventa allora un momento cruciale per comprendere la storia ambientale – e non solo ambientale – dell’Italia contemporanea perché ci stimola a porci tre enormi interrogativi: quale è stato il rapporto tra scienza e potere, quali sono i costi nascosti della modernizzazione, come si può costruire una memoria collettiva.
Verrà presentato il volume dal titolo “La tragedia del Vajont. Ecologia politica di un disastro” di Marco Armiero, Universitat Autonoma de Barcelona – Institució Catalana de Recerca i Estudis Avançats. Intervengono, oltre all’autore: Wu Ming 1, Collettivo Wu Ming, Elisabetta Novello, Dipartimento di Scienze Storiche, Geografiche e dell’Antichità dell’Università di Padova, e Pierantonio Rizzato, TOP – Teatri Off Padova.
Marco Armiero è Icrea Research Professor all’Istituto di Storia della Scienza dell’Università Autonoma di Barcellona. Per dieci anni ha diretto l’Environmental Humanities Laboratory del KTH di Stoccolma. Ha svolto attività di ricerca alla Yale University, la University of California, Berkley, e la Stanford University. È stato Marie Curie Fellow all’Università Autonoma di Barcellona e Visiting Researcher al Centro di studi sociali dell’Università di Coimbra. Per Einaudi ha pubblicato Le montagne della patria (2013), L’era degli scarti (2021) e, con R. Biasillo e W. Von Hardenberg, La natura del duce (2022). Dal 2019 è il presidente della European Society for Environmental History. In Italia è dirigente di ricerca all’Istituto di Studi sul Mediterraneo del Consiglio Nazionale delle Ricerche.