Ebraicità al femminile

20 Luglio 2013 By Elena Bottin

Gli spazi espositivi del Centro Culturale Altinate/San Gaetano ospiteranno nel periodo che va dal 31 agosto al 13 ottobre, con ingresso gratuito, una mostra che fa dell’essere artista donna ed ebrea il minimo comune multiplo di un’alta formazione culturale che non ha nulla da invidiare alla compagine maschile, da sempre ritenuta depositaria del sacro germe della professionalità artistica. Sette donne, tra cui brilla la luce di Antonietta Raphael, presente in mostra con più di venti quadri, quasi una piccola personale, per osservare la storia dell’arte da una prospettiva privilegiata, quella femminile e poi quella più specificatamente di matrice ebraica: la Comunità Ebraica di Padova, in via San Martino e Solferino, che ha ospitato la conferenza stampa di presentazione dell’evento, ha partecipato attivamente a sostenere la mostra, organizzata con il patrocinio del Comune, da sempre attento all’identità di genere. «La Comunità ebraica – afferma il Presidente Davide Romanin Jacur – nel dopoguerra ha avuto il compito di ricostruire, di ricreare quella rete di relazioni distrutte dal nazionalismo, per tornare a guardare a sé stessa. E’ da una decina di anni, dalla visita del Papa alla Sinagoga di Roma, che le comunità ebraiche – la nostra in particolare – hanno cominciato a esporsi all’esterno, cercando di collaborare al fine di portare la conoscenza dell’ebraismo all’attenzione di tutti». Secondo Jacur, è l’unico modo per «combattere l’antisemitismo che proviene dall’ignoranza» e la mostra, avviata nelle sue fasi preparative due anni fa, è l’apice dell’intento divulgativo e antirazzista delle conferenze organizzate dalle Comunità, i cosiddetti ‘viaggi nella memoria’ con i bambini e i ragazzi delle scuole. Non è un «omaggio alla cultura ebraica» ma la presa di coscienza del «contributo che queste donne ebree hanno dato alla cultura italiana», quindi si tratta di valorizzare nuovamente figure femminili vissute in tempi non facili. «Una riflessione è doverosa – afferma Giuliano Pisani – quanto hanno dato gli ebrei, a partire dal mondo antico, alla cultura e quanto poco sono stati valorizzati: sicuramente hanno un rapporto stretto con il mondo della letteratura e dell’arte, sanno che la cultura è l’unico modo per sconfiggere l’ignoranza». Antonietta Raphael, Eva Fischer, Alis Levi, Adriana Pincherle, Gabriella Oreffice, Lotte Frumi, Paola Consoli e Silvana Weiller si inseriscono in «un periodo fascinoso ma difficile» e alla base hanno uno scarto qualitativo che mette in primo piano il binomio «artista ed ebrea». «Una donna artista ed ebrea – afferma Marina Bakos, curatrice della mostra – vi lascio immaginare cosa abbia voluto dire. La mostra, in realtà, vuole far vedere il contributo significativo di queste donne che nella cultura alta erano viste come madri di famiglia e semplici sostenitrici nell’educazione dei figli e da un punto di vista economico, con l’emancipazione poi la donna fa suoi dei campi in cui diventa completamente padrona». I loro salotti diventano dei centri culturali di altissimo livello e propongono «cultura nazionale e internazionale», in quanto sono figure che vengono da lontano. «Mettere insieme otto artiste del Novecento – afferma Virginia Baradel, curatrice insieme a Marina Bakos – non è facile, si tratta di accostare diversi linguaggi artistici: centro irraggiante è Venezia e il periodo storico è quello della bella epoque. Queste donne non rinnegano la tradizione, le radici profonde a cui appartengono, ribadiscono con orgoglio la loro differenza. La gigantessa dell’esposizione, la Raphael della Scuola Romana, rivalutata negli ultimi quarant’anni, ha dato il via a un movimento decisivo per la storia dell’arte, quello antinovecentista, per contrastare gli artisti proposti dal regime: la Scuola Romana proponeva focolari di ‘arte diversa’ e la Raphael arriva come un vento che spira una brezza nuova». Federica Luser di trart, l’organizzazione che edita anche il catalogo bilingue con testi di Marina Bakos, Virginia Baradel e Serena De Dominicis e corredato dalle biografie delle artiste, anticipa la disposizione delle sale al San Gaetano e si augura che la mostra possa risultare di grande interesse per i presenti.

Camilla Bottin

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