Legambiente sul Flash mob ‘Carbone addio’

18 Giugno 2013 By Redazione

“Per chiedere una sterzata verso il buon senso e per un futuro fatto di investimenti e posti di lavoro in ricerca e sviluppo e manifattura delle energie rinnovabili Legambiente, Greenpeace, WWF, Terra Onlus, ASU, Sindacato degli studenti, Comitato lasciateci respirare e Ya Basta sono stati protagonisti di un flash mob in Prato della Valle (VEDI FOTO), con oltre cinquanta persone vestite di nero, a simboleggiare che il carbone è un buco nero nel nostro futuro”.
Spiega Davide Sabbadin, responsabile energia di Legambiente Veneto: “Pochi lo sanno, ma lo scorso maggio, piovoso e poco soleggiato, il nostro paese ha prodotto quasi il 44% della sua energia elettrica da fonti rinnovabili. Quasi il 50% di quello che hanno consumato le nostre aziende, le nostre case e i nostri uffici è stato prodotto, dal sole, dalla terra, dal vento, dai fiumi. Un dato del genere, solo pochi anni fa, sarebbe suonato come semplicemente irrealistico. Tutto bene dunque? No. Perché mentre crescono le rinnovabili si continuano a incentivare le centrali a combustibili fossi, per 5 miliardi di euro, che pagano gli italiani in bolletta. Non solo il Ministro dello Sviluppo Economico Flavio Zanonato è tornato sul tema della trasformazione a carbone della centrale di Porto Tolle, dichiarando un suo impegno per far sì che Enel si ricreda e torni a scommetterci. Una sciocchezza, visto che nel Veneto, in questi anni, abbiamo installato centinaia di MW di potenza elettrica rinnovabile: fotovoltaico, biogas, biomasse ed idroelettrico rappresentano ormai la maggior parte del parco elettrico della nostra regione. E’ arrivato il momento quindi, non solo di smantellare la vecchia centrale di Porto Tolle e farne un ricordo della paleo-industrializzazione, ma anche di cominciare a riconvertire l’altro grande impianto a carbone della nostra regione: la centrale ENEL Alessandro Volta di Fusina che da sola inquina molto più di tutte le centrali a biogas o a biomasse presenti e future della regione. Infine – conclude Sabbadin – è del tutto evidente che solo con l’ulteriore diffusioni delle rinnovabili (e non con le importazioni estere di carbone, oltretutto sussidiato dallo Stato) si potranno abbassare i costi della bolletta elettrica per i cittadini”.