Cechoviana
26 Aprile 2012
“La gente per migliorare deve vedere come è fatta, come vive, non come dovrebbe essere o vivere, perché l’uomo diventerà migliore quando gli avremo mostrato come è”. ( A. Cechov).
Grande esempio di teatro comico, spinto al grottesco, questi due divertentissimi atti unici (I danni del tabacco e L’Orso ) del grande drammaturgo russo, trattano situazioni di vita coniugale che viene saggiata da differenti prospettive.
Nel monologo “I danni del tabacco” un conferenziere cerca di parlare sui danni causati dal tabacco e .. da sua moglie; mentre nel “L’Orso” si racconta la storia di una inconsolabile vedova che riceve una visita da un creditore del defunto marito. La situazione si svolge in un crescendo di feroci litigi che sfociano però in un amore passionale e repentino tra i due. In questi attualissimi “ scherzi teatrali” emerge la grande capacità dello scrittore russo di saper soffermarsi sulle piccole avventure di tutti i giorni, sugli scarti minimi della coscienza, sulle intermittenze del cuore, sulla difficoltà di far convivere i sogni e la realtà.
Insomma, dietro i tanti Cechov che di volta in volta ci appaiono, ne esiste uno solo, sempre riconoscibilissimo. Quello che racconta il mondo complesso di una società in una determinata fase della sua storia. Ma che racconta, soprattutto, i più sottili movimenti dell’animo umano. Ed è questo a renderlo universale e perenne.