La Norma al Verdi – Intervista al Maestro Miccichè

14 Ottobre 2015 By Elena Bottin

Paolo Miccichè, insegnante dell’ISSM “Franci” di Siena e pioniere nell’uso delle nuove tecnologie applicate agli spettacoli operistici, torna a Padova con uno dei suoi spettacoli più riusciti e apprezzati dal pubblico. Questa produzione, nata per la Washington National Opera su commissione di Placido Domingo nel 2003 e poi approdata al Teatro Carlo Felice di Genova, viene ora ripresa, diretta da Tiziano Severini, per il mini-circuito dei teatri di Padova, Bassano Rovigo con recite ad ottobre, novembre e dicembre prossimi .

Mi potrebbe descrivere quale, secondo Lei, è la scena di maggiore impatto emotivo e che tipo di effetti visuali sono serviti a renderla pienamente?
Francamente ce ne sono diverse, quella tecnicamente più avanzata e spettacolare – non necessariamente la più bella o la più poetica – è il finale atto primo dove un’enorme colonna traiana in 3D rotola verso il pubblico prima di essere spazzata via da una foresta primordiale. E’ un momento virtuosistico a cui Bellini fornisce una musica potente che lascia i poveri protagonisti in balia di forze a loro superiori….che in fin dei conti è una sola: la passione!

 L’opera presenterà delle differenze rispetto alle messe in scena progettate per la Washington Opera e per il teatro Carlo Felice di Genova?
Le edizioni precedenti – Washington Opera e Carlo Felice di Genova – erano realizzate con un sistema visivo diverso, la film-projection. Questa edizione è riallestita con la più moderna video-projection e quindi utilizzando flessibilità e innovazioni un tempo impensabili. Ho mantenuto però sia lo stesso impianto che gli stessi contenuti visivi e quindi rimane una continuità di base tra le diverse edizioni.

Come si è trovato a lavorare al Teatro Verdi di Padova?
Davvero molto bene, c’è un alto livello di professionalità e in tutte le maestranze sia tecniche che artistiche si percepisce amore e dedizione per il lavoro, soprattutto in coloro che agiscono all’interno del teatro. Non sono sicuro che queste stesse caratteristiche vi siano in altri settori della complessa filiera che genera un’opera lirica. L’Italia è il paese del Melodramma, il mondo ce lo riconosce e ci vede, giustamente, come il paese guida. Si ha invece l’impressione che si cerchi di creare condizioni di lavoro tali che compromettano il prossimo futuro e, con esse, posti di lavoro e un know-how prezioso. Un atteggiamento sucida sia per cultura italiana che per il turismo culturale: invece in altri paesi del mondo (per dirla con un famoso ministro “disinformato” che predicava il contrario) con la cultura ….si mangia.

Camilla Bottin

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