I Solisti Veneti

14 Novembre 2014 By Elena Bottin

La matinée presenterà tre dei sei concerti strumentali che compongono la serie dei Concerti brandeburghesi, e, per la precisione, si tratterà dei Concerti Terzo, Quarto e Quinto. Composti da Johann Sebastian Bach quando egli era Kappelmeister alla corte di Köthen i Concerti Brandenburghesi furono dedicati al Margravio Christian Ludwig di Brandeburgo e il frontespizio del manoscritto originale reca la data del 24 marzo 1721. Fu proprio questa dedica a determinare la loro attuale denominazione, Bach infatti li chiamò semplicemente “Concerti per più strumenti” (anzi lui lo scrisse in francese: Concerts avec plusieurs instruments) mentre fu il primo importante biografo di Bach, e primo catalogatore delle sue opere, Philipp Spitta, ad introdurre questa denominazione di Concerti Brandenburghesi con la quale oggi sono universalmente conosciuti. Sono un capolavoro di geniale fantasia! Questi sei concerti infatti, a differenza di altre opere unitarie, quasi sempre destinate al medesimo organico, presentano ciascuno un organico strumentale diverso, confermando una volta di più la mirabile creatività del grande compositore tedesco. La storia a volte riserva sorprese e nel caso dei Concerti Brandenburghesi stupisce sapere che con tutta probabilità a Köthen essi non furono mai eseguiti, probabilmente perchè l’organico strumentale della Cappella Musicale di Corte era piuttosto piccolo, ma molto più probabilmente perché la scrittura strumentale di questi concerti presenta eccezionali difficoltà esecutive, forse superiori all’abilità degli strumentisti dei quali Bach disponeva presso quella cappella musicale tutto sommato abbastanza di provincia. Tale sapiente e raffinata complessità musicale tuttavia, come sempre in Bach, non è fine a sé stessa e sfocia invece in una bellezza artistica di superiore livello. Ne sono stati prova i tre concerti già eseguiti da “I Solisti Veneti” la mattina del 26 ottobre e ne saranno ancor più testimonianza i tre programmati per il 23 novembre che – come anticipato – saranno: il numero 3, in sol maggiore, per archi, nella inconsueta formazione di tre violini, tre viole e tre violoncelli (e un contrabbasso), il numero 4, ancora in sol maggiore, celebre per la brillante parte solista del violino e dei due flauti, e l’ancora più famoso numero 5, in re maggiore, per flauto, violino e clavicembalo solisti (che meraviglia di poesia il suo tempo centrale, Affettuoso!) con quella insuperabile cadenza per clavicembalo che conclude in una spirale di virtuosismo mozzafiato il suo primo movimento.