Gli Estensi nell’Europa medievale: potere, cultura e società

16 Settembre 2012 By Alessandra

Sabato 15 settembre nella sala che l’Accademia dell’Artigianato ha messo a gentile disposizione dell’utenza, si è svolto un convegno di grande respiro promosso dal Comune di Este in sinergia con la rivista storico – culturale ‘Terra e Storia’ diretta da Francesco Selmin: l’obiettivo dell’incontro era quello di approfondire la storia della comunità estense, con il recupero di un periodo di cui abbiamo poche notizie.
Il primo intervento, dal titolo ‘I marchesi d’Este nella storia europea delle élite d’ufficio e dei principati territoriali’, a cura della professoressa ordinaria all’Università di Padova Silvana Collodo, è stato impostato dalla docente nei termini di una breve relazione dal carattere didattico, data la presenza di giovani studenti degli istituti superiori, non esperti di storia medievale estense. Facendo riferimento alla sua personale esperienza e alla tradizione di studi del secolo scorso, la Collodo, nel suo tentativo di contestualizzare l’origine della dinastia, può procedere solo per ipotesi, in quanto l’XI secolo è un periodo di cui abbiamo scarsa documentazione. In ogni caso, le prime informazioni che ha ritenuto doveroso ‘elargire’ ai presenti, riguardano proprio lo scenario in cui sono venuti a situarsi i progenitori degli Estensi. Infatti, presso l’Adige, in un momento storico che vede la divisione in sottoscrizioni feudali da parte di Carlo Magno, abbiamo notizie di matrimoni che portano potere e prestigio alle famiglie: numerose le donazioni ai monasteri, tra cui quella all’Abbazia della Vangadizza, per permettere a figli e nipoti di diventare nuove pedine politiche all’interno delle istituzioni ecclesiastiche. In base a queste considerazioni, si può affermare che la storia degli Estensi, soprattutto nei primi secoli, è soprattutto una storia di famiglie.
A mediare questo incontro, è intervenuta più volte Claudia Bertazzo che ha conseguito un dottorato in Storia Medievale, la quale passa la parola al secondo docente, Gian Maria Varanini, che sposta il focus sul rapporto esistente tra la feudalità e le città, delle vere e proprie considerazioni di storia politica fatte a nome di due eminenti studiosi ormai scomparsi, tra cui Sante Bortolami. Azzo VI, marchese d’Este, si pone in relazione diretta con due diverse linee di potere: una nella bassa padovana e nella marca trevigiana, e una che coinvolge Verona e Mantova. Il potere gli viene dal possedere la terra: Azzo prova a infiltrarsi in una realtà politica che è molto variegata, un Veneto ricco di città. E’ esperto di ‘relazioni estere’, diventa podestà per alcuni anni a Verona e Mantova (con la sola interruzione di un anno, complice l’ascesa di un vescovo) ma il suo tentativo di crearsi una rete di collaboratori tra le grandi casate viene a cadere nel momento in cui la sua azione politica esula dal territorio in cui risiede. Parlando di terra, è utile ricordare l’intervento finale del dottor Francesco Tognana sui paesaggi estensi tra XI e l’inizio del XII secolo: un bellissimo excursus che dà l’idea della realtà dell’epoca, uno spunto da ‘riprendere’ in maniera più informale nel corso della passeggiata prevista per domenica 16 da Calaone a Salarola in compagnia dello stesso Tognana e del naturalista Antonio Mazzetti. Per finire con gli apporti teorici, è stato molto interessante l’intervento del professor Gianfelice Peron, docente di Filologia romanza: la corte degli Estensi aveva una grande capacità di attrarre a sé i trovatori, figure erranti tra la Provenza e l’Italia Settentrionale: l’immagine che se ne ricava è quella di Azzo VI come vero e proprio mecenate della cultura.
‘Es mortz lo pros marques d’Est’: non può esserci felicità dopo la morte del marchese di Este, la corte della gioia ha perso il suo campione di cortesia. Si tratta soprattutto di poesia celebrativa, legata a un disegno politico di rappresentazione della corte come luogo dove si realizzano le idealità cortesi e il fin amor. Saranno poi i discendenti di Azzo a ‘continuare’ la sua azione politica con l’imporre la signoria d’Este a Ferrara, territorio rurale privo di influenze considerevoli: e qui la storia della dinastia non è finita.
Francesco Selmin, direttore della rivista ‘Terra e Storia’, all’inizio del convegno è rimasto piacevolmente stupito della partecipazione e ha auspicato un maggiore interesse nei confronti di quella che è la storia con la S maiuscola. Il sindaco, Giancarlo Piva, ricorda il primo dovere di ogni comunità: continuare a valorizzare le tradizioni. Perché la storia siamo noi.