Blue Shoe Strings + Lorelle meets The Obsolete

4 Marzo 2014 By Elena Bottin

I Blue Shoe Strings nascono a Padova nel 2012, con Epa (voce), Johnny (chitarra), Piero (basso) e Gio (batteria). Ad un anno dalla loro formazione il gruppo presenta il primo lavoro di studio, il disco autoprodotto, ”For A Bottle Of Coke”. Seguono molti apprezzamenti e critiche positive, tra cui quella di Rock.it, che indica il lavoro dei Blue Shoe Strings come uno dei migliori dischi dell’estate 2013; il gruppo intraprende un’intensa attività live che li porta a dicembre 2013 a esibirsi in Inghilterra, in rinomati locali di Londra. L’ ‘essere Blues’ dei Blue Shoe Strings si manifesta al meglio nella dimensione live, con concerti travolgenti, distinguibili per il grande impatto impatto sonoro, l’energia del gruppo e l’entusiasmo del pubblico.
– Captchca Rec./Sonic Cathedral Rec. / Norman Rec. –
Due parole di nostro pugno per descriverli, poi vi lasciamo le loro info in inglese: psichedelia meets garage meets Jefferson Airplane meets peyote. Ah, vengono dal Messico, per davvero.

Lorelle meets The Obsolete (from Mexico)
“Garage rock put through a fuzzy peyote filter.”
NME, 2013.
About Medicine To Cure Medicine Sickness off Sonic Cathedral’s Psych For Sore Eyes: “Their contribution, ‘Medicine To Cure Medicine Sickness’ finds itself brimming with Jefferson Airplane-style nostalgia, albeit updated and brought to life by Lorelle of the band’s moniker’s exquisite vocal performance.”
Drowned In Sound, 2013.
“The Guadalajara duo Lorelle Meets The Obsolete play a real deadly nightshade brand of psychedelia.”
Live Eye Tv, 2013.
“Still brewing a hot pot of shoegaze and Krautrock bubbled through a psych filter, the band knows how to ride the edge of groove and gently cut back to spacey atmospherics to superb effect.”
Raven Sings The Blues, 2013.
“A duo from Guadalajara, Mexico, LMTO do some of the best shoegaze/psych munge since Montreal’s No Joy. They hammer deep into slurf/riff territory, then blast out pocket universes of pure noise and haunted vocals. Very fine.”
Byron Coley, 2012