Done e guai… non manca mai!
11 Ottobre 2013Done e guai no manca mai richiede sedici personaggi, ed è strutturato in modo di far entrare metà dei personaggi al primo atto e metà al secondo atto, il che contribuisce a tenere sempre viva l’attenzione del pubblico. Anche l’azione teatrale è furbescamente collocata al primo atto nel convento di Grumolo delle Abbadesse, al secondo atto al Teatro Eretenio di Vicenza e al terzo nuovamente in convento. Questi cambi di personaggi e di luoghi sono una delle basi portanti del successo dello spettacolo che risulta scoppiettante come una serata di carnevale.
“Done e guai no manca mai” è imparentato con “‘Na Santarella” di Eduardo Scarpetta e derivano entrambi da una operetta francese. Il testo di Eduardo Scarpetta è molto datato e, a volte, dispersivo. Questo anche se veniva recitato da grandi attori come l’indimenticabile Eduardo De Filippo nel ruolo dell’organista. Per tale motivo nella mia riscrittura ho sentito la necessità di tagliare le infinite ripetizioni, le lungaggini e alcuni personaggi francamente superflui. Mi permetto di criticare, ma ben so che sto criticando un allestimento che avendo visto la luce lustri e lustri fa risultava perfettamente adatto al pubblico del tempo. Per dare a Cesare
quel che è di Cesare sarà bene ricordare che lo spettacolo realizzò più di mille repliche! Per prima cosa, la ricerca del ritmo. Battute brevi, dialogo veloce e personaggi coloriti ma mai pacchiani. Così in questo allestimento si incontrano due Siciliani e una Cantante romagnola che, con i loro linguaggi sapidi, rendono il motteggio diversificato e sfaccettato. Alla fine una scrittura un poco da Commedia dell’Arte che è rintracciabile nella velocità espositiva e nella estrema dinamica del parlato anche se nei caratteri dei personaggi se ne rintracceranno solo vaghi echi.
Il testo di Eduardo Scarpetta “‘Na Santarella”, mostra tutte le caratteristiche del teatro a cavallo fra Ottocento e Novecento. Molte ingenuità e un pudore tipico dell’epoca. Ma mostra anche la leggerezza di una presentissima Belle Époque e il senso di positività che la pervadeva. Qui ho spostato di alcuni decenni l’azione scenica mantenendo però la centralità della cultura francese. Infatti, fino all’inizio della seconda guerra mondiale, la lingua italiana dei ceti più colti era piena di francesismi. In questo testo ho enfatizzato questa particolarità linguistica fino a farla diventare caricaturale e invasiva.
Per ripercorrere un metodo in voga presso i Baracconari dei Carri di Tespi ho deciso di riproporre gag già utilizzate in altri allestimenti. Non l’ho fatto per avere una battuta comica in più, oppure un “soggetto” accattivante; sono ricorso a questi trapianti di battute vecchie in ossequio all’ antico metodo dei Teatri Mobili, che usavano addirittura scene trapiantate da uno spettacolo all’altro o “soggetti” reiterati in più spettacoli. Prima dei Baracconari il metodo era usato dai Commedianti dell’Arte che recitando a soggetto, e rifacendosi agli antichi zibaldoni, ripetevano lazzi, prime scene, chiusette, rodomontate e concetti proponendoli indifferentemente non appena vi fosse modo di adattarli al canovaccio scelto. Lo stesso dicasi per l’ Opera Buffa dove la stessa aria poteva essere ritrovata in questa o quell’altra opera. Con questo voglio riproporre una scuola di teatro ed un metodo che ormai sono quasi andati perduti e che appartengono alla mia storia di teatrante ed ai miei avi. Come ho detto il secondo atto si svolge al Teatro Eretenio di Vicenza. In quel teatro mio nonno Armando Laurini, conosciuto ed apprezzato tenore, cantò nei primi decenni del 1900. Mio nonno fu prima cantante d’opera e poi, quando la Spagnola gli rovinò la voce, divenne direttore artistico e cantante d’operetta. Non sono riuscito a scoprire che cosa cantò mio nonno al Teatro Eretenio prima che fosse distrutto dalla guerra, ma mi piace pensare che fosse proprio quell’operetta: “Mam’zelle Nitouche” di Weilhac
e Milland da cui Eduardo Scarpetta, Eduardo De Filippo e mio nonno Armando Laurini trassero “‘Na Santarella“ e “Santarellina“. Armando Carrara
Testo e Regia: Armando Carrara
Fonica e Luci: Piero Zarantonello
Scene: Armando Carrara, Mauro Forlani
Costumi: Romilda Zaccaria e Caterina Pavan
Si ringraziano: Paola Burato: voce soprano nel “duetto” cantato
Francesco Corona: pianoforte nel “duetto” cantato e tecnico di studio per la registrazione
Tranquillo Forza: consulenza musicale