Ciò che vide il maggiordomo

20 Febbraio 2013 By Alessandra

In Ciò che vide il maggiordomo l’autore mette in scena un vero e proprio studio psichiatrico, quasi a dirci che siamo tutti matti e che non c’è cura. Nel mondo dipinto da Orton, in cui “solo se sei continuamente drogato o ubriaco, tutto sommato, si sta anche benino” la soddisfazione delle pulsioni sessuali rappresenta la vera libertà. Per tutta la commedia, il pubblico spia dal buco della serratura le ossessioni dei personaggi in caduta libera dentro un gioco degli equivoci sempre più avvolgente ed esilarante che li porterà a restare quasi tutti in mutande o con abiti di altri addosso: uomini vestiti da donna, donne vestite da uomo, situazioni imbarazzanti ed alleanze pericolose. Questo testo mette il dito nella piaga di una società perbenista e bacchettona che cerca in tutti i modi di tenere a freno la natura sessuale dell’essere umano attraverso la religione e il rigore scientifico producendo, in realtà, un effetto contrario.
Un noto psichiatra (Luca Bertollo) cerca di sedurre la sua segretaria. La moglie dello psichiatra (Monica Seller) vuol far assumere il fattorino che ha tentato di violentarla la notte prima in albergo. Un’ispettrice psichiatrica (Romina Bisacco) commissaria la clinica. Una segretaria (Stefania Bisacco) completamente nuda vuole disperatamente recuperare i suoi vestiti e tornarsene a casa. Un poliziotto (Davide Camponeschi) è alla ricerca delle parti mancanti di una statua di Sir Winston Churchill. Un fattorino d’albergo (Riccardo Mortandello) è disposto a compiacere tutti gli appetiti sessuali purché lo si paghi. La girandola degli equivoci inizia nel modo più classico: la Signora Prentice, moglie del dottor Prentice, torna in clinica mentre suo marito, dopo aver convinto la sua aspirante segretaria a spogliarsi, si accinge a “visitarla”. Sorpreso dalla visita inattesa della moglie, il Dottor Prentice nasconde la segretaria dietro il paravento del suo studio e da questo momento comincia una corsa senza sosta tra una follia e l’altra a ritmo sostenuto, verso un finale quasi Shakespiriano da “Tutto è bene ciò che finisce bene” spiazzante e assurdo.
A un suo caro amico Orton disse: “Fai quello che ti piace a patto di non nuocere a nessuno. E’ la sola cosa che conti. Non sentirti colpevole. Fai tutto quello che ti passa per la testa. Respingi tutti i valori affermati della società. E goditi il sesso. Quando sarai morto ti dispiacerà di non esserti divertito!”