I Giardini dell’Arena di Padova ospitano dal 15 aprile al 25 settembre 2022 l’installazione Fons vitae di Antonio Ievolella!

16 Aprile 2022 By Andrea

Fons vitae
Installazione di Antonio Ievolella

Padova, Giardini dell’Arena
Ingresso dai Musei Civici, piazza Eremitani 8

15 aprile – 25 settembre 2022

I Giardini dell’Arena di Padova ospitano dal 15 aprile al 25 settembre
2022 l’installazione Fons vitae di Antonio Ievolella, artista sannita ma
padovano d’adozione. Come sottolinea Andrea Colasio, Assessore alla
Cultura del Comune di Padova, “questa installazione si inserisce in modo
perfetto nello spazio scenico dell’Arena, un luogo straordinario e denso
di storia, in dialogo con i maggiori monumenti della città: la Cappella
degli Scrovegni e il complesso degli Eremitani. E’ un’opera che, con il
fluire dell’acqua attraverso le anfore, allude al continuo rigenerarsi
della vita, in un simbolico intreccio di passato e presente.”
L’esposizione, promossa dall’Assessorato alla Cultura del Comune di
Padova, si avvale della cura scientifica di Virginia Baradel, Valerio
Dehò, Andrea B. Del Guercio e sarà inaugurata giovedì 14 aprile alle ore
17.30.
L’allestimento ha come motivo ispiratore l’acqua e così i 30 otri di
terracotta su strutture di ferro in sospensione sono dei veri e propri
vasi, grembi che costituiscono la forma plastica scelta dall’Artista
quale motivo ricorrente delle installazioni. “Lo spazio dell’antica
Arena romana accoglie oggi l’acqua racchiusa nelle anfore di Fons Vitae.
È uno spazio che, curiosamente, racchiude in sé una particolare valenza
simbolica legata all’elemento liquido, a quell’acqua che oggi permea di
sé l’installazione di Antonio Ievolella: di qui passava, infatti, un
antico acquedotto romano. L’acqua è dunque l’elemento che caratterizza
la storia antica del luogo, ma l’acqua è anche l’elemento che oggi
fluisce nelle anfore dell’odierna opera d’arte: un legame sottile unisce
così il passato e il presente, una sorta di “rivolo d’acqua” dalla forte
valenza simbolica.” Così Francesca Veronese, Conservatrice del Museo
Archeologico di Padova e Direttrice dei Musei Civici.
Dopo la tappa della mostra Fons vitae alla Certosa di San Giacomo a
Capri nel 2020 e al Castello Visconteo di Pavia nel 2021, il progetto si
arricchisce a Padova di ulteriori stratificazioni culturali, materiali e
immateriali: la riflessione espressiva di Ievolella si concentra sulla
Stele, presumibilmente funeraria, di “Ostiala Gallenia” conservata nel
Museo Archeologico di Padova a cui dedica un nuovo ‘reperto’ scultoreo
nella forma di un inedito scudo.

L’installazione
L’installazione di Antonio Ievolella nel corso del tempo e dei luoghi in
cui viene riallestita sta diventando un racconto straordinario in cui il
pubblico di tutta Italia si rispecchia. Capri, Pavia e adesso anche
Padova, la “sua” Padova, stanno facendo conoscere la capacità di
Ievolella di dare fondo ai sentimenti più semplici e umani. “L’opera
Fons vitae ha il pregio della chiarezza, come l’acqua che scorre dentro
gli otri, come il movimento biologico e positivo che suggerisce. Da un
certo punto di vista è un’installazione che riassume perfettamente il
suo lavoro, che riesce a esprimere al meglio la sua poetica. L’acqua
certamente esprime il senso del movimento, della linfa vitale che anima
i corpi, ma anche la storia. L’uso degli otri in Ievolella richiama un
mondo arcaico, ma sono anche simboli dell’accumulo della memoria come
dato antropologico” (Valerio Dehò).
Il corteo di anfore sollevate da sottili, irregolari ponteggi di ferro
giunge a destinazione e si installa al centro dei resti dell’Arena, in
prossimità della Cappella degli Scrovegni. Un luogo d’elezione che
inquadra un tratto capitale della mirabile storia della città:
dall’epoca romana al medioevo di Giotto.
Il tema dell’acqua come fons vitae si spinge in questo alto presidio
d’arte sino alla soglia dell’oltretomba. Per Padova, sulla scena
dell’anfiteatro romano, Ievolella ha pensato a una donna la cui stele
funeraria gode di una speciale celebrità: Ostiala Gallenia. Fieramente
Ostiala si erge frontale sul cocchio romano esibendo la sua identità
paleoveneta nell’abbigliamento: l’ampio scialle con il fermaglio al
centro del petto e un piccolo disco, ornamento e simbolo solare, sopra
il capo. Il passaggio indolore della città dai Veneti antichi a Roma si
è compiuto: il tema funerario ricorrente e la scritta in lingua latina
parlano del nuovo status di Patavium. “Ievolella rende omaggio a Ostiala
Gallenia e alla celebrazione figurata del suo viaggio agli inferi. […]
Il ferro, il rame, la terracotta sono materie diverse che, con diversa
sensibilità plastica e cromatica, racchiudono e serbano l’acqua. La
versione patavina di Fons Vitae, arricchita della figura di Ostiala,
possiede dunque una caratura simbolica ricca di evocazioni in
riferimento a un doppio continuum: quello tra la storia veneta e romana,
tratto del più vasto fluire tra il passato e il presente, e quello che
lega la nascita alla morte e scorre svelto e luminoso come il filo
d’acqua che s’incanala e, alla fine del suo corso, entra nella terra a
generare nuova vita.” (Virginia Baradel).
Come evidenzia Andrea Del Guercio, se gli ‘scudi’ di Pavia del 2021
introducevano la dimensione militare nelle dinamiche di relazione con il
Castello dei Visconti, aprendo a tensioni con il valore ‘salvifico’
dell’acqua, l’approccio alla Stele venetico-romana si fa testimone e
induce all’esperienza del ‘viaggio’, al passaggio di stato tra la vita e
la morte. E così si osserva “quanto la ‘rete’ di collegamento, il dolce
scorrere sonoro tra i tubicini di rame nell’accoglienza femminile, abbia
esteso tutta la sostanza preziosa generosamente fornita dalla Fons
vitae, per poi riconoscere a Ievolella il dono della generosità del fare
arte, la specifica e indipendente responsabilità culturale e politica
delle Arti Visive.”

L’Artista
Antonio Ievolella nasce a Benevento nel 1952. Dopo gli studi al liceo
artistico della sua città frequenta l’Accademia di Belle Arti a Napoli.
Nella città partenopea segue da vicino gli appuntamenti della galleria
di Lucio Amelio dove ha modo di conoscere i protagonisti delle
principali tendenze artistiche internazionali. Nel 1976 si reca a Milano
per insegnare al liceo artistico. È un periodo ricco di esperienze e di
grandi amicizie, prima fra tutte quella col conterraneo Mimmo Paladino.
Due anni dopo si trasferisce al liceo artistico di Padova, città nella
quale stabilisce residenza e studio. È del 1987 la prima personale alla
galleria Studio La Città di Verona da cui prende avvio un importante e
durevole sodalizio con Hélène de Franchis che porterà le sue opere ad
una visibilità internazionale.
Nel 1988 partecipa alla mostra Undici artisti per Villa Domenica, curata
da Virginia Baradel. In quello stesso anno Giovanni Carandente invita
Ievolella alla XLIII Biennale di Venezia, dove lo scultore presenta
Trittico nella sezione Scultori ai Giardini curata da Andrea del
Guercio. Quest’ultimo organizza, nello stesso anno, una personale
dell’artista beneventano alla galleria Oddi Baglioni a Roma. L’anno
seguente partecipa a Materialmente: scultori degli anni Ottanta alla
Galleria Comunale d’Arte Moderna di Bologna. Gli anni Novanta sono un
periodo d’intensa attività. Si aprono con la mostra Viaggi – Antonio
Ievolella/Hidetoshi Nagaswa allo Studio La Città e si chiudono con
l’imponente complesso del cimitero di Rio di Ponte San Nicolò.
Nel mezzo vi è l’antologica Il Grande Carro a Padova, articolata in
sette sculture di grandi dimensioni installate lungo i principali snodi
della città. Nell’occasione un elemento di Terre di magia viene donato
al Giardino delle sculture contemporanee del Museo Eremitani. Lo stesso
anno Edoardo Manzoni lo invita a partecipare all’esposizione Su Logu de
s’Iscultura a Tortolì in Sardegna: l’opera Progetto di memoria manifesta
un ulteriore sviluppo nei propositi monumentali del lavoro di Ievolella.
Questo orientamento trova naturale prosecuzione nel Parco d’Arte
Contemporanea della Fondazione Rossini, con cui lo scultore stabilisce
un rapporto di partnership continuativo, realizzando nel 2005 la mostra
Itinerari nel parco di Monza. Il suggestivo complesso I guardiani della
dormiente, grandiosa anticamera al regno dei morti, è inaugurato nel
2004, ma il progetto nasce alla metà degli anni Novanta, grazie al
dialogo instaurato con l’architetto Franco Biscossa, responsabile
dell’opera architettonica per il rinnovamento del cimitero di Rio di
Ponte San Nicolò.
Nell’estate del 2006 si svolge la personale Materia Forma Luogo,
promossa dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Napoli e curata da
Tommaso Ferrillo a Castel dell’Ovo, scenografia ideale per le sculture
di Ievolella. Del 2008 e 2009 sono le grandi fontane per una villa
privata di Battaglia Terme e per la piazza di Voltabarozzo. La
gestazione dell’imponente opera Ghirbe, presentata nell’estate 2014
nella chiesa dell’Incoronata a Napoli e riproposta a Padova
nell’antologica dello stesso anno, ha richiesto un lungo periodo di
ideazione e di lavoro ripagati dalla grandiosità plastica e simbolica
dell’installazione. L’Università di Padova ha acquisito le Ghirbe e le
ha collocate nella Cittadella dello Studente.
Alla Fornace Morandi a Padova dal novembre 2018 al febbraio 2019 ha
luogo la mostra Occhi di luna a cura di Virginia Baradel e Valerio Dehò.

L’iniziativa è promossa dell’Assessorato alla Cultura del Comune di
Padova e realizzata con il contributo della Fondazione Cassa di
Risparmio di Padova e Rovigo

INFORMAZIONI

Titolo: Fons vitae
Sede: Giardini dell’Arena, Ingresso dai Musei Civici, piazza Eremitani 8
Periodo: 15 aprile – 25 settembre 2022
A cura di: Virginia Baradel, Valerio Dehò, Andrea B. Del Guercio
Catalogo: Grafiche Turato Editore
Testi in catalogo di: Virginia Baradel, Valerio Dehò, Andrea B. Del
Guercio

Con la collaborazione di Studio la Città

Orario: 9-19
Ingresso gratuito
Per informazioni: tel. 049/8204572
www.antonioievolella.com/it