Senonoraquando: venerdì 21 ottobre presidio davanti alla sede Inps
20 Ottobre 2011
Continuano le iniziative del movimento Senonoraquando che, dopo la prima grande assemblea di Siena, si è proposto l’obiettivo ambizioso di radicarsi sul territorio e far sentire la voce femminile in una società ancora così tanto strutturata dal potere maschile. Anche a Padova si è costituito un comitato permanente, organizzato, autonomo e trasversale che si è dato come priorità lo sviluppo e l’approfondimento dei tre tempi principali della rappresentanza femminile, del diritto alla maternità e del diritto al lavoro.
Nel corso dell’ultima riunione il Comitato di Padova, presieduto dalla consigliera Milvia Boselli, ha deciso la prima importante iniziativa: un’azione di protesta contro le manovre economiche del Governo che penalizzano ancora una volta le donne attraverso misure inique e inefficaci. Utilizzando lo slogan GIÙ LE MANI DALLE DONNE si ritroveranno venerdì 21 ottobre alle ore 11.30 davanti alla sede dell’INPS, per dire NO all’innalzamento dell’età pensionabile a 65 anni, già operativa per le lavoratrici pubbliche e dal 2014 gradualmente anche per quelle del privato.
“Si tratta di una forma di protesta contro l’attuale manovra economica che ha ulteriormente penalizzato la donna – ha spiegato la consigliera Milvia Boselli – infatti l’aumento dell’età pensionabile, i tagli al sociale, alla scuola, ai servizi erogati dagli Enti Locali sono tutti provvedimenti che colpiscono in particolare i diritti della donna”. In Italia la percentuale delle donne occupate è fra le più basse in Europa: il 46% contro la media europea del 60% ed anche le pensioni sono tra le più basse: mediamente al di sotto dei 700 euro. I salari sono di norma inferiori del 30% di quelli degli uomini. Il rapporto fra i bambini che accedono a un asilo nido e i bambini residenti di età fino a tre anni è solo del 18% perché i nidi non sono sufficienti. Troppe sono le donne inattive in Italia perché costrette a svolgere lavori di cura al posto dello Stato: si calcola siano circa 3 milioni.
E come si risponde a tutto questo? – si chiedono le donne del Movimento. ’’Ancora una volta penalizzando la figura femminile e cioè innalzando l’età pensionabile delle donne, cancellando la legge 188 del 2006 che vietava i licenziamenti in bianco delle lavoratrici in caso di maternità, azzerando il fondo delle politiche sociali e quello per la non autosufficienza. Anche il fondo strategico costruito con i risparmi derivanti dall’innalzamento dell’età pensionabile delle donne del pubblico impiego, che doveva servire a finanziare gli asili nido e le politiche per la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro, è stato definanziato dalle misure del governo. E pensare che se si portasse l’occupazione femminile ai livelli di quella maschile – sostengono – il nostro PIL aumenterebbe del 17,5% cioè circa 260 miliardi di euro’’.
Venerdì 21 ottobre sarà anche un’occasione anche per ricordare Tina Ceci, 37 anni, Matilde Doronzo, 32, Giovanna Sardaro, 30, Antonella Zaza 36, le donne di Barletta morte mentre svolgevano lavoro nero, accettato perché l’unico disponibile sul mercato: meno di 4 euro all’ora il compenso percepito, per passare dalle 8 alle 14 ore in ambienti inadeguati, insicuri, senza controlli; lavoro sottopagato e privo di tutele sociali. Con loro anche la quattordicenne Maria Cinquepalmi, vittima occasionale di un disastro annunciato.