Accabadora
5 Febbraio 2018Il testo teatrale di questo nuovo spettacolo, diretto da Veronica Cruciani e interpretato da Monica Piseddu, è stato scritto da Carlotta Corradi su richiesta della regista che ha pensato di farne un monologo partendo dal punto di vista di Maria, la figlia di Bonaria Urrai l’accabadora di Soreni. Veronica Cruciani ha scelto questo romanzo perché la storia propone un modello alternativo di famiglia, dove la madre non è quella biologica ma adottiva, e quindi rappresenta un modello diverso di società; ha un aspetto politico, che è quello che sempre è centrale nelle storie che sceglie di mettere in scena. “Il dialogo tra Maria e Tzia Bonaria, sua madre, per me – afferma la regista – avviene solo nella testa della protagonista; è un dialogo tra sé e una parte di sé, tra una figlia e il suo genitore interiore. Per questo in scena ho posto una parete grigia che rappresenta uno spazio mentale, la scatola cranica di Maria da cui anche provengono dei suoni, suoni di tenebre notturne in cui Maria insonne cerca di superare il lutto della morte di questa madre di fatto.” Dal suo canto Carlotta Corradi, che firma la drammaturgia, precisa che sebbene “i due grandi temi, che oggi si chiamerebbero dell’eutanasia e della maternità di fatto, nel testo teatrale come nel romanzo, creano un ambito di riflessione ma non sono mai centrali quanto l’amore e la crescita. Crescita sempre e inevitabilmente legata al rapporto con la propria madre, naturale, adottiva o acquisita che sia.” L’autrice Michela Murgia, per la prima volta ha deciso di appoggiare e accompagnare la nascita di uno spettacolo nato dal suo romanzo: infatti spiega che la drammaturga “Carlotta Corradi ha fatto un lavoro di tessitura, utilizzando tutte parole mie, ma in un modo in cui io non le ho usate. C’è un’originalità anche autoriale in questo testo. Chiamarlo ‘riduzione’ non va bene: è un ampliamento. Una visione che io non ho assunto perché la mia attenzione era sulla vecchia, non sulla bambina. È un pezzo di Maria che mancava, sono felice che siano state altre donne a vederlo. Probabilmente dieci anni fa, quando ho scritto il romanzo, non ero in grado di vedere la Maria adulta. Ora è un piacere leggerla nelle parole, negli occhi, nel gesto artistico di altre professioniste. Pur non avendo scritto una parola, potrei controfirmarla, la sento molto mia, molto somigliante all’intenzione letteraria che c’era nel romanzo.“