Incontro con il pianista Luciano Basso
22 Gennaio 2018L’album, continuando in particolare la strada tracciata dai due precedenti lavori Fogli d’Album (2002) e Free Fly (2008), rappresenta un’opera “di confine” che, grazie ad un pianoforte intriso di contemporaneità, propone un’indicazione nuova alla musica colta contemporanea.
Seppure forte di un percorso rigoroso di stampo classico, Basso infatti si è sempre spinto a guardare anche fuori dall’accademia, ovunque ci potesse essere uno stimolo per la propria ricerca di un suono “presente”: qualcosa che non rinnegasse il passato ma che fosse pure radicato nel suo tempo. È così che ancora molto giovane si è avvicinato ai Keyboard Studies del compositore minimalista californiano Terry Riley, di cui divenne uno dei primi interpreti in Italia, e che allo stesso modo ha familiarizzato con il prog (Voci, 1976, e Cogli il giorno, 1978, due titoli che i cultori del genere conoscono bene). Open costruisce un viaggio di 11 tracce attraverso attimi di vita, riflessioni, sentimenti e immagini che le note tratteggiano in modo quasi simbiotico, lasciando comunque all’ascoltatore la libertà di interpretarne il flusso emotivo. Stilisticamente il disco raccoglie le grandi lezioni accademiche e le proietta dentro una realtà odierna di ritmi e suggestioni armoniche: si possono quindi trovare contrappunti “à la Bach”, introspezioni romantiche, pennellate “impressioniste”, poliritmie novecentesche, colori jazz e strutture popular e rock, il tutto lasciando in prima linea un raffinato e assai personale gusto melodico. Undici “pagine” che sono istantanee perfette fra intimismo, virtuosismo, giocosità, capacità di descrivere attraverso i suoni il mondo esteriore e quello interiore, ritmi di danza, atmosfere da cinema e molto altro ancora.