Angelo Muriotto – Scolpire leggerezza e luce

13 Giugno 2017 By Elena Bottin

Nato nel 1937 a Foggia ma veneziano d’adozione, Angelo Muriotto si è dedicato alla produzione artistica da autodidatta a partire dal 2010, utilizzando differenti materiali e spaziando dal vetro ai metalli, dalle stoffe alle piume, dai caratteri dismessi in piombo per la stampa agli objets trouvés.
L’artista ha partecipato a numerose collettive di livello nazionale ed è stato invitato a realizzare anche molte personali in importanti spazi espositivi e museali.
In questa antologica padovana, Angelo Muriotto propone al pubblico una selezione di opere appartenenti ad alcuni dei suoi “cicli”, a partire da “Scolpire leggerezza e luce”, che dà il titolo all’esposizione.

Leggerezza non è semplicemente togliere peso rimuovendo gli elementi superflui all’opera – spiega l’artista – ma il compimento perfetto dell’idea che appare quindi, sì leggera, ma anche essenziale, pulita, pura, cristallina nella sua espressione”.
Lamine di plexiglass perforate con il laser descrivono, con il vuoto del taglio, forme e figure. Le parti risultanti dalla perforazione vengono incollate su una lamina di metallo intercambiabile retrostante, distante 4 centimetri dall’altra, per tracciare un secondo disegno che riprende, a rilievo, il primo. Si forma così una scatola di aria e i riflessi del disegno falsano la lettura dei piani. L’autore instaura di continuo il gioco degli specchi: le ombre, che dovrebbero essere il negativo dell’opera, diventano esperienza dell’opera stessa. Muriotto, in una continua ricerca (che è metafora della sua esperienza artistica, ma anche della sua anima) estrae la luce dagli interstizi e dai riverberi della materia. Perché anche nel buio regna la luce. Così con le idee: Muriotto tutto accoglie e tutto elabora, in un processo creativo di trasformazione che lo porta sempre verso un nucleo assoluto, di verità.

In esposizione vi saranno anche alcune opere appartenenti ai seguenti cicli:

“Vetrate”: ciclo di lavori ispirati alle finestre dei palazzi veneziani. Il pannello rivestito con frammenti di vetro oltre la griglia delle sculture riflette e frammenta il mondo esterno.

“Fili”: fili di acciaio, cotone e nylon individuano sulla superficie dell’opera una seconda struttura. I segmenti tracciati dai fili determinano una forma pittorica assente, solo sottesa.

“Cotisso”: scaglie di vetro colorato, scarto di lavorazione del vetro di Murano, trattato con la vetrofusione, combinato in infinite variabili, applicato con resine sulle superfici a specchio o di plexiglas delle sculture.

“Accampamenti”: su sfondi pittorici caratterizzati da rossi intensi si sviluppano le immediate geometrie dei reticoli degli accampamenti romani, tracciate lungo assi ortogonali con lettere di piombo che delimitano e racchiudono in spazi fisici le riflessioni sulla storia.

“Calligrammi”: componimento poetico realizzato con caratteri tipografici dismessi. Frasi dell’autore o citazioni celebri.

“Guttemberg”: la bellezza del carattere mobile, omaggio alla stampa inventata da Johannes Gutenberg, viene recuperato in virtù delle sue potenzialità estetiche per “collegare – come spiega l’artista – il Rinascimento al XXI secolo”.

“Bacchette di vetro”: le bacchette di vetro, bianche o colorate, sanciscono un distacco tra l’opera d’arte e il suo doppio, la vita. Con la vetrofusione, l’artista ha inoltre creato una griglia ancora più fitta, apparentemente impenetrabile, aperta però ai riverberi e alle infiltrazioni luminose.

“Lamiere stirate”: il materiale, mutuato dal mondo dell’edilizia, ha permesso all’artista di intraprendere un ragionamento sull’oggetto artistico e sulla sua valenza espressiva latente, sulla sua bellezza intrinseca, sul suo potenziale significato comunicativo.

L’ultima riflessione artistica e filosofica dell’autore approda alla concettualizzazione del movimento dinamico in scultura. Spiega l’artista: “Il movimento dinamico ha come priorità la percezione dello spazio. Parto da una forma astratta bidimensionale e scolpita su una superficie piana (metalli, marmo, ecc…) e la fraziono in più componenti. Le parti scomposte vengono collocate in disordine, anche al di fuori dalla sagoma scolpita sul piano, prefigurando forme diverse”.
Si viene a così a determinare il principio della complementarità: la figura potrà essere ricomposta anche se i frammenti che la determinano vengono disposti casualmente.
Così come affermava Heisenberg relativamente alla meccanica quantistica “non si può mai predire esattamente il risultato di una singola misura di un qualsiasi processo atomico, ma si può solo predire la possibilità di un risultato in un intervallo di possibilità”, grazie al suo processo dinamico Muriotto materializza la figura nell’intervallo di possibilità dato da spazio e luce.